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		<title>Il ballo del presidente &#8211; Back Beat 38</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 15:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Regan invitò solo multimiliardari, Barack Obama ha iniziato a distribuire biglietti, che per il loro costo, potrebbero risultare proibitivi. Tutto è già pronto per la cerimonia inaugurale che il 20 gennaio prossimo alla Casa Bianca segnerà il definitivo passaggio delle consegne dall&#8217;era Bush alla nuova amministrazione. Per l&#8217;evento, che dopo il giuramento del nuovo presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Regan invitò solo multimiliardari, Barack Obama ha iniziato a distribuire biglietti, che per il loro costo, potrebbero risultare proibitivi. Tutto è già pronto per la cerimonia inaugurale che il 20 gennaio prossimo alla Casa Bianca segnerà il definitivo passaggio delle consegne dall&#8217;era Bush alla nuova amministrazione. Per l&#8217;evento, che dopo il giuramento del nuovo presidente davanti al giudice capo della Corte Suprema, prevede un ricevimento e un gran ballo inaugurale, sono in vendita anche dei pacchetti completi. Sistemazione in Hotel di lusso, accesso alla festa, limousine per tutta la durata del soggiorno e massaggiatore privato. Fuori dai cancelli della Casa Bianca è già prevista però una manifestazione, quella dei lavoratori del settore alberghiero di Washington che protestano per licenziamenti, precarietà e salari insostenibili. Nell&#8217;ultima puntata di Back Beat non trascureremo le prime nomine della nuova amministrazione, a cominciare da Rahm Emanuel scelto da Barack Obama per il ruolo di capo di gabinetto. Un uomo politico al centro di numerose contestazioni per il suo sostegno all&#8217;area di libero commercio con Canada e Messico (Nafta) e  per l&#8217;appoggio alle guerre di Bush.</p>
<p>Con questa puntata si chiude anche il ciclo Back Beat per questa stagione. Un saluto da Bianca Cerri, Andrea Cocco e Lorenzo Anania</p>
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		<itunes:summary>Regan invitò solo multimiliardari, Barack Obama ha iniziato a distribuire biglietti, che per il loro costo, potrebbero risultare proibitivi. Tutto è già pronto per la cerimonia inaugurale che il 20 gennaio prossimo alla Casa Bianca segnerà il definitivo passaggio delle consegne dall&#8217;era Bush alla nuova amministrazione. Per l&#8217;evento, che dopo il giuramento del nuovo presidente davanti al giudice capo della Corte Suprema, prevede un ricevimento e un gran ballo inaugurale, sono in vendita anche dei pacchetti completi. Sistemazione in Hotel di lusso, accesso alla festa, limousine per tutta la durata del soggiorno e massaggiatore privato. Fuori dai cancelli della Casa Bianca è già prevista però una manifestazione, quella dei lavoratori del settore alberghiero di Washington che protestano per licenziamenti, precarietà e salari insostenibili. Nell&#8217;ultima puntata di Back Beat non trascureremo le prime nomine della nuova amministrazione, a cominciare da Rahm Emanuel scelto da Barack Obama per il ruolo di capo di gabinetto. Un uomo politico al centro di numerose contestazioni per il suo sostegno all&#8217;area di libero commercio con Canada e Messico (Nafta) e  per l&#8217;appoggio alle guerre di Bush.
Con questa puntata si chiude anche il ciclo Back Beat per questa stagione. Un saluto da Bianca Cerri, Andrea Cocco e Lorenzo Anania</itunes:summary>
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		<title>Black House &#8211; Back Beat 36</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 18:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una maratona mediatica senza precedenti. Le televisioni di mezzo mondo hanno seguito la corsa finale alle elezioni americane, mandando in onda fino a tarda notte i numeri che provenivano dai seggi statunitensi. In Italia, così come in quasi tutti i paesi europei, lo spoglio delle schede è stato seguito da migliaia di telespettatori. Ma Barack [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una maratona mediatica senza precedenti. Le televisioni di mezzo mondo hanno seguito la corsa finale alle elezioni americane, mandando in onda fino a tarda notte i numeri che provenivano dai seggi statunitensi. In Italia, così come in quasi tutti i paesi europei, lo spoglio delle schede è stato seguito da migliaia di telespettatori. Ma Barack Obama rappresenta realmente il cambiamento tanto atteso? I primi segnali potrebbero già arrivare nelle prossime settimane, con la scelta della squadra di governo che lo dovrà affiancare alla Casa Bianca, a cominciare dal ministro delle finanze, che con la riforma Bush ha assunto in America un ruolo senza precedenti. In questa puntata di Back Beat: tutti i passi che separano il nuovo presidente americano dalla presa del potere, che avverrà ufficialmente il 20 gennaio. In chiusura uno sguardo sulla miriade di altre scelte che sono state presentate agli elettori americani: dalle nozze gay in Florida, Arizona e California alla depenalizzazione della marijuana in Michigan alla criminalizzazione della prostituzione a S. Francisco. </p>
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		<itunes:summary>Una maratona mediatica senza precedenti. Le televisioni di mezzo mondo hanno seguito la corsa finale alle elezioni americane, mandando in onda fino a tarda notte i numeri che provenivano dai seggi statunitensi. In Italia, così come in quasi tutti i paesi europei, lo spoglio delle schede è stato seguito da migliaia di telespettatori. Ma Barack Obama rappresenta realmente il cambiamento tanto atteso? I primi segnali potrebbero già arrivare nelle prossime settimane, con la scelta della squadra di governo che lo dovrà affiancare alla Casa Bianca, a cominciare dal ministro delle finanze, che con la riforma Bush ha assunto in America un ruolo senza precedenti. In questa puntata di Back Beat: tutti i passi che separano il nuovo presidente americano dalla presa del potere, che avverrà ufficialmente il 20 gennaio. In chiusura uno sguardo sulla miriade di altre scelte che sono state presentate agli elettori americani: dalle nozze gay in Florida, Arizona e California alla depenalizzazione della marijuana in Michigan alla criminalizzazione della prostituzione a S. Francisco. 

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		<title>Paura di perdere Back Beat 36</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 18:27:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A una manciata di giorni dalla data delle elezioni in America si inizia a parlare dei possibili brogli. Il partito democratico è già insorto per la sospensione della procedura del voto preventivo avvenuta nella contea di Hamilton in Ohio. Joe Deters, procuratore locale ha deciso di congelare circa 600 voti, consegnati anticipatamente come prevede la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A una manciata di giorni dalla data delle elezioni in America si inizia a parlare dei possibili brogli. Il partito democratico è già insorto per la sospensione della procedura del voto preventivo avvenuta nella contea di Hamilton in Ohio. Joe Deters, procuratore locale ha deciso di congelare circa 600 voti, consegnati anticipatamente come prevede la legge elettorale, rilevando il rischio di una grossa infrazione. Un&#8217;autentica frode, secondo i democratici che sottolineano il conflitto di interessi di Deters, responsabile locale della campagna elettorale di McCain oltre che procuratore. Secondo il partito di Obama i voti erano assolutamente regolari e l&#8217;unico motivo per cui Deters avrebbe chiesto la loro sospensione, con la necessità di una indagine ufficiale e la temporanea esclusione dal conteggio, è che la maggior parte di quei voti erano stati consegnati da elettori democratici. I media americani prendono atto della polemica e si lanciano in lunghi elenchi di tutte le tecniche utilizzate nelle precedenti elezioni per spostare o far scomparire i voti.  &#8221;Le frodi&#8221; commenta il quotidiano on line Truthdig &#8220;saranno una costante in America, almeno fino a quando i sistemi elettorali dei singoli stati continueranno ad essere diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro e mancherà una legge omogenea&#8221;. </p>
<p>In questa puntata: il ruolo cruciale dei collegi e dei grandi elettori.</p>
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		<itunes:summary>A una manciata di giorni dalla data delle elezioni in America si inizia a parlare dei possibili brogli. Il partito democratico è già insorto per la sospensione della procedura del voto preventivo avvenuta nella contea di Hamilton in Ohio. Joe Deters, procuratore locale ha deciso di congelare circa 600 voti, consegnati anticipatamente come prevede la legge elettorale, rilevando il rischio di una grossa infrazione. Un&#8217;autentica frode, secondo i democratici che sottolineano il conflitto di interessi di Deters, responsabile locale della campagna elettorale di McCain oltre che procuratore. Secondo il partito di Obama i voti erano assolutamente regolari e l&#8217;unico motivo per cui Deters avrebbe chiesto la loro sospensione, con la necessità di una indagine ufficiale e la temporanea esclusione dal conteggio, è che la maggior parte di quei voti erano stati consegnati da elettori democratici. I media americani prendono atto della polemica e si lanciano in lunghi elenchi di tutte le tecniche utilizzate nelle precedenti elezioni per spostare o far scomparire i voti.  &#8221;Le frodi&#8221; commenta il quotidiano on line Truthdig &#8220;saranno una costante in America, almeno fino a quando i sistemi elettorali dei singoli stati continueranno ad essere diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro e mancherà una legge omogenea&#8221;. 
In questa puntata: il ruolo cruciale dei collegi e dei grandi elettori.</itunes:summary>
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		<title>Presidente per la vita &#8211; Back Beat 35</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 18:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I movimenti pro-life entrano a testa bassa nella corsa alle presidenziali a pochi giorni dal voto. Per voce dell&#8217;arcivescovo di Denver, Charles Chaput, la chiesa cattolica critica aspramente Barack Obama accusato di sostenere con troppa veemenza le leggi abortiste. &#8220;Con la sua campagna&#8221; ha tuonato Chaput &#8220;Obama sta minando il progresso dei movimenti per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I movimenti pro-life entrano a testa bassa nella corsa alle presidenziali a pochi giorni dal voto. Per voce dell&#8217;arcivescovo di Denver, Charles Chaput, la chiesa cattolica critica aspramente Barack Obama accusato di sostenere con troppa veemenza le leggi abortiste. &#8220;Con la sua campagna&#8221; ha tuonato Chaput &#8220;Obama sta minando il progresso dei movimenti per la vita e sta facendo un disservizio alla chiesa&#8221;.  Ma se i vertici ecclesiastici statunitensi si compattano attorno a John Mc Cain, la base cattolica sta spostando la sua prefenza su Obama. Stando ai sondaggi sono sempre di più i credenti che hanno deciso di votare per i democratici. A fare da apripista una serie di personalità emergenti che nelle ultime ore hanno espressamente dichiarato di preferire il senatore dell&#8217;Illinois alla morale tradizionale in salsa McCain. La fuga di voti dai repubblicani rischia di trasformarsi del resto in un&#8217;autentica emorragia con il tradimento di Colin Powell ex segretario di stato di Bush passato con sorpresa di tutti alla sponda nemica.</p>
<p>Mentre sul scena politica nazionale la campagna elettorale prosegue con colpi sempre più bassi, a S, Francisco sono scesi in campo i sindacati dei lavoratori del sesso. Il 4 novembre nella città californiana non si voterà solo per le elezioni ma anche per un referendum che vuole restituire dignità e sicurezza alla prostituzione abolendo la legge che criminalizza i lavoratori di strada.</p>
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		<itunes:summary>I movimenti pro-life entrano a testa bassa nella corsa alle presidenziali a pochi giorni dal voto. Per voce dell&#8217;arcivescovo di Denver, Charles Chaput, la chiesa cattolica critica aspramente Barack Obama accusato di sostenere con troppa veemenza le leggi abortiste. &#8220;Con la sua campagna&#8221; ha tuonato Chaput &#8220;Obama sta minando il progresso dei movimenti per la vita e sta facendo un disservizio alla chiesa&#8221;.  Ma se i vertici ecclesiastici statunitensi si compattano attorno a John Mc Cain, la base cattolica sta spostando la sua prefenza su Obama. Stando ai sondaggi sono sempre di più i credenti che hanno deciso di votare per i democratici. A fare da apripista una serie di personalità emergenti che nelle ultime ore hanno espressamente dichiarato di preferire il senatore dell&#8217;Illinois alla morale tradizionale in salsa McCain. La fuga di voti dai repubblicani rischia di trasformarsi del resto in un&#8217;autentica emorragia con il tradimento di Colin Powell ex segretario di stato di Bush passato con sorpresa di tutti alla sponda nemica.
Mentre sul scena politica nazionale la campagna elettorale prosegue con colpi sempre più bassi, a S, Francisco sono scesi in campo i sindacati dei lavoratori del sesso. Il 4 novembre nella città californiana non si voterà solo per le elezioni ma anche per un referendum che vuole restituire dignità e sicurezza alla prostituzione abolendo la legge che criminalizza i lavoratori di strada.</itunes:summary>
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		<title>Gli esclusi dal voto Back Beat 34</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 18:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 14 ottobre in tutti gli Stati Uniti scadono i termini ufficiali per iscriversi alle liste elettorali. Come ogni appuntamento con le urne sono milioni gli americani che non andranno a votare. Per la semplice mancanza di un tetto, i primi ad essere esclusi saranno gli homeless, che ai sensi della legge non potranno dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 14 ottobre in tutti gli Stati Uniti scadono i termini ufficiali per iscriversi alle liste elettorali. Come ogni appuntamento con le urne sono milioni gli americani che non andranno a votare. Per la semplice mancanza di un tetto, i primi ad essere esclusi saranno gli homeless, che ai sensi della legge non potranno dire la loro sul prossimo presidente in quanto privi di un certificato di residenza. A far loro compagnia gli oltre 7 milioni di reclusi o condannati, persone a cui la maggior parte di stati vieta l&#8217;accesso alle urne. Seguono i cosiddetti malati di mente, ovvero tutti coloro dichiarati dalle autorità incapaci di manifestare la propria volontà  o che per un qualsiasi motivo sono stati ricoverati in ospedali psichiatrici.<br />
Quanti saranno invece i delusi che sceglieranno deliberatamente di non andare a votare?</p>
<p>In questa puntata di Back Beat indaghiamo sulle zone rosse della politica americana. Aree transennate dalle leggi federali e statali e appositamente disegnate per escludere le fasce già emarginate. Prima tappa: gli attivisti che osarono manifestare a St Paul in Minnesota in occasione della convention reubblicana dello scorso settembre. La scorsa settimana l&#8217;FBI ha arrestato altre due persone che avevano partecipato alle proteste, mentre oggi si apre il processo contro 8 attivisti fermati alla vigilia del raduno. Per tutti loro l&#8217;accusa è cospirazione e rivolta con l&#8217;aggravante del terrorismo. Le prove, che parlano di un piano per sabotare l&#8217;aeroporto di St. Paul, rapire alcuni delegati e piazzare ordigni esplosivi, sono tutte state fornite da informatori pagati e infiltrati dalla polizia. A processo iniziato non è stato però ancora possibile ottenere altri riscontri.</p>
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		<itunes:summary>Il 14 ottobre in tutti gli Stati Uniti scadono i termini ufficiali per iscriversi alle liste elettorali. Come ogni appuntamento con le urne sono milioni gli americani che non andranno a votare. Per la semplice mancanza di un tetto, i primi ad essere esclusi saranno gli homeless, che ai sensi della legge non potranno dire la loro sul prossimo presidente in quanto privi di un certificato di residenza. A far loro compagnia gli oltre 7 milioni di reclusi o condannati, persone a cui la maggior parte di stati vieta l&#8217;accesso alle urne. Seguono i cosiddetti malati di mente, ovvero tutti coloro dichiarati dalle autorità incapaci di manifestare la propria volontà  o che per un qualsiasi motivo sono stati ricoverati in ospedali psichiatrici.
Quanti saranno invece i delusi che sceglieranno deliberatamente di non andare a votare?
In questa puntata di Back Beat indaghiamo sulle zone rosse della politica americana. Aree transennate dalle leggi federali e statali e appositamente disegnate per escludere le fasce già emarginate. Prima tappa: gli attivisti che osarono manifestare a St Paul in Minnesota in occasione della convention reubblicana dello scorso settembre. La scorsa settimana l&#8217;FBI ha arrestato altre due persone che avevano partecipato alle proteste, mentre oggi si apre il processo contro 8 attivisti fermati alla vigilia del raduno. Per tutti loro l&#8217;accusa è cospirazione e rivolta con l&#8217;aggravante del terrorismo. Le prove, che parlano di un piano per sabotare l&#8217;aeroporto di St. Paul, rapire alcuni delegati e piazzare ordigni esplosivi, sono tutte state fornite da informatori pagati e infiltrati dalla polizia. A processo iniziato non è stato però ancora possibile ottenere altri riscontri.</itunes:summary>
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		<title>L&#8217;Fbi si accanisce contro le manifestazioni anti-Repubblicani</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 15:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;FBI continua la sua azione persecutoria contro gli attivisti che manifestarono fuori la convention del partito repubblicano lo scorso settembre. Negli ultimi dieci giorni la polizia federale statunitense ha consegnato avvisi di garanzia ad altre 5 persone per la loro partecipazione alle manifestazioni di Minneapolis. L&#8217;FBI ha inoltre perquisito le abitazioni di diversi attivisti o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0.5cm">L&#8217;FBI continua la sua azione persecutoria contro gli attivisti che manifestarono fuori la convention del partito repubblicano lo scorso settembre. Negli ultimi dieci giorni la polizia federale statunitense ha consegnato avvisi di garanzia ad altre 5 persone per la loro partecipazione alle manifestazioni di Minneapolis. L&#8217;FBI ha inoltre perquisito le abitazioni di diversi attivisti o di loro familiari e parenti. Restano invece in carcere, a Minneapolis, David McKay e Bradley Crowder che dopo essere stati arrestati per il presunto possesso di una molotov, rischiano una condanna a dieci anni.</p>
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		<title>Il popolo dei sondaggi &#8211; Back Beat 33</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 17:29:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vengono aggiornati ogni giorno se non ogni ora e sono l&#8217;inizio e la fine di ogni dibattito politico televisivo. I sondaggi dominano la campagna elettorale statunitense. A commissionarli ci pensano i partiti ma anche enti di ricerca indipendenti e soprattutto i media. In questa corsa elettorale sono almeno una ventina i sondaggi che puntano ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vengono aggiornati ogni giorno se non ogni ora e sono l&#8217;inizio e la fine di ogni dibattito politico televisivo. I sondaggi dominano la campagna elettorale statunitense. A commissionarli ci pensano i partiti ma anche enti di ricerca indipendenti e soprattutto i media. In questa corsa elettorale sono almeno una ventina i sondaggi che puntano ad affermarsi come più affidabili. Per fare un po&#8217; di chiarezza sono sorti anche i siti che fanno il sondaggio dei sondaggi operando una media tra le percentuali disponibili ogni giorno. Ma perché sono tanto importanti e quanto sono affidabili? Sono una reale fotografia dell&#8217;opinione pubblica o sono studiati apposta per modificarla? In questa puntata di Back Beat ci soffermiamo su numeri e statistiche  non dimenticando di parlare dei luoghi in cui nascono: i call center.</p>
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		<itunes:summary>Vengono aggiornati ogni giorno se non ogni ora e sono l&#8217;inizio e la fine di ogni dibattito politico televisivo. I sondaggi dominano la campagna elettorale statunitense. A commissionarli ci pensano i partiti ma anche enti di ricerca indipendenti e soprattutto i media. In questa corsa elettorale sono almeno una ventina i sondaggi che puntano ad affermarsi come più affidabili. Per fare un po&#8217; di chiarezza sono sorti anche i siti che fanno il sondaggio dei sondaggi operando una media tra le percentuali disponibili ogni giorno. Ma perché sono tanto importanti e quanto sono affidabili? Sono una reale fotografia dell&#8217;opinione pubblica o sono studiati apposta per modificarla? In questa puntata di Back Beat ci soffermiamo su numeri e statistiche  non dimenticando di parlare dei luoghi in cui nascono: i call center.</itunes:summary>
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		<title>Quando al crac finanziario si aggiunge quello militare &#8211; Back beat 33</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 15:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 24 settembre il congresso americano ha approvato un finanziamento record da 612 miliardi di dollari. Non si tratta dei 700 miliardi da destinare alla crisi finanziaria, ma dei fondi necessari, nel 2009, a fronteggiare le galoppanti spese militari. Distratta dalle polemiche sul piano Bush per salvare le banche, l&#8217;opinione pubblica americana fa sempre meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 24 settembre il congresso americano ha approvato un finanziamento record da 612 miliardi di dollari. Non si tratta dei 700 miliardi da destinare alla crisi finanziaria, ma dei fondi necessari, nel 2009, a fronteggiare le galoppanti spese militari. Distratta dalle polemiche sul piano Bush per salvare le banche, l&#8217;opinione pubblica americana fa sempre meno caso ai contributi ordinari che versa per sostenere la guerra al terrorismo. La cifra record non ha del resto trovato alcuno spazio nella campagna elettorale, dato che entrambi i candidati prevedono nei loro programmi un aumento delle spese militari. A McCain  servono per  vincere la guerra in Iraq, da cui non ha nessuna intenzione di ritirarsi. Barack Obama parla invece di un generico rafforzamento della forza aerea e navale degli Stati Uniti oltre ad un consistente aumento degli effettivi.</p>
<p>Nel loro primo faccia a faccia televisivo i due contendenti alla Casa Bianca si sono dimenticati anche un&#8217;altra cifra: i 50 miliardi di dollari che erano stati chiesti per far fronte a diminuzione di salari, disoccupazione e sfratti e che non sono stati concessi.</p>
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		<itunes:summary>Il 24 settembre il congresso americano ha approvato un finanziamento record da 612 miliardi di dollari. Non si tratta dei 700 miliardi da destinare alla crisi finanziaria, ma dei fondi necessari, nel 2009, a fronteggiare le galoppanti spese militari. Distratta dalle polemiche sul piano Bush per salvare le banche, l&#8217;opinione pubblica americana fa sempre meno caso ai contributi ordinari che versa per sostenere la guerra al terrorismo. La cifra record non ha del resto trovato alcuno spazio nella campagna elettorale, dato che entrambi i candidati prevedono nei loro programmi un aumento delle spese militari. A McCain  servono per  vincere la guerra in Iraq, da cui non ha nessuna intenzione di ritirarsi. Barack Obama parla invece di un generico rafforzamento della forza aerea e navale degli Stati Uniti oltre ad un consistente aumento degli effettivi.
Nel loro primo faccia a faccia televisivo i due contendenti alla Casa Bianca si sono dimenticati anche un&#8217;altra cifra: i 50 miliardi di dollari che erano stati chiesti per far fronte a diminuzione di salari, disoccupazione e sfratti e che non sono stati concessi.</itunes:summary>
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		<itunes:author>paolo@pixline.net</itunes:author>
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		<title>La finanza allegra batte cassa &#8211; Back Beat 31</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 07:36:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi decenni hanno fatto di tutto pur di eliminare ogni normativa che intralciasse l&#8217;assunto del libero mercato. Ora le grandi società finanziarie di Wall Street, con i loro eserciti di avvocati e lobbisti, cingono d’assedio le istituzioni americane per avere soldi dallo stato e scaricare sui contribuenti le gigantesche perdite delle speculazioni subprime. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi decenni hanno fatto di tutto pur di eliminare ogni normativa che intralciasse l&#8217;assunto del libero mercato. Ora  le grandi società finanziarie di Wall Street, con i loro eserciti di avvocati e lobbisti, cingono d’assedio le istituzioni americane per avere soldi dallo stato e scaricare sui contribuenti le gigantesche perdite delle speculazioni subprime. Il loro obiettivo non è solo ottenere dal Congresso un finanziamento senza precedenti nella storia degli Stati Uniti, ma quello di evitare qualsiasi riforma strutturale del sistema. E’ quanto propone lo stesso G W Bush. Nello striminzito documento presentato in settimana al Congresso, il presidente statunitense annuncia un finanziamento di 700 miliardi di dollari per salvare le corporation dal tracollo, ma non offre alcuna garanzia in cambio. Nessuna riforma per arginare lo strapotere della finanza , nessun meccanismo di controllo effettivo, nessuna assicurazione sul perseguimento giudiziario degli abusi compiuti. Quello che più preoccupa è tuttavia l’atteggiamento dei due candidati alla Casa Bianca, che hanno usato toni forti solo per criticare gli eccessi di Wall Street, ma hanno  accuratamente evitato di proporre le riforme necessarie. Del resto se per la sua campagna elettorale Barack Obama ha ottenuto dall’industria della finanza 22,5 milioni di dollari, a John McCain ne sono spettati 19,6. Come se non bastasse, i consiglieri economici di entrambi sono tra i più accaniti sostenitori della deregulation selvaggia.</p>
<p>Oltre alla finanza allegra, nella puntata odierna si parla dei due vicepresidenti e del grande escluso di queste elezioni: John Edwards, tagliato fuori dalla vita politica americana dopo essere stato per trent&#8217;anni il &#8220;candidato ideale&#8221; alla presidenza per i democratici.</p>
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		<title>Il blocco dei poveri &#8211; Back Beat 30</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 16:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riparte Back Beat, il programma di Amisnet sulle tracce delle elezioni più seguite del globo. In studio Bianca Cerri e Andrea Cocco parlano delle due localitÃ scelte per le convention elettorali di Democratici e Repubblicani: Denver e Minneapolis. Entrambi colpite dalla crisi dei mutui subprime, le due città hanno subito nei giorni della convention una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riparte Back Beat, il programma di Amisnet sulle tracce delle elezioni più seguite del globo. In studio Bianca Cerri e Andrea Cocco parlano delle due localitÃ   scelte per le convention elettorali di Democratici e Repubblicani: Denver e Minneapolis. Entrambi colpite dalla crisi dei mutui subprime, le due città   hanno subito nei giorni della convention una profonda operazione di lifting, con i senza tetto e i più indigenti preventivamente allontanati dalle zone calde della politica. Eppure mai come in questo momento gli Stati Uniti mostrano il volto della povertà . Con l&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico esplode il problema dei minori indigenti, figli di famiglie che non riescono a permettersi l&#8217;acquisto di libri e in molti casi neanche un tetto. Fino ad ora la risposta della politica alla crisi economica, aggravata dal caro benzina, è stata quella dei tagli: condizioni più difficili per accedere ai buoni pasto e restrizioni per il diritto ad un alloggio sociale. Ma perchè la catastrofe dei mututi non ha scatenato una diffusa protesta politica ed è rimasta al margine delle elezioni?</p>
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		<itunes:summary>Riparte Back Beat, il programma di Amisnet sulle tracce delle elezioni più seguite del globo. In studio Bianca Cerri e Andrea Cocco parlano delle due localitÃ   scelte per le convention elettorali di Democratici e Repubblicani: Denver e Minneapolis. Entrambi colpite dalla crisi dei mutui subprime, le due città   hanno subito nei giorni della convention una profonda operazione di lifting, con i senza tetto e i più indigenti preventivamente allontanati dalle zone calde della politica. Eppure mai come in questo momento gli Stati Uniti mostrano il volto della povertà . Con l&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico esplode il problema dei minori indigenti, figli di famiglie che non riescono a permettersi l&#8217;acquisto di libri e in molti casi neanche un tetto. Fino ad ora la risposta della politica alla crisi economica, aggravata dal caro benzina, è stata quella dei tagli: condizioni più difficili per accedere ai buoni pasto e restrizioni per il diritto ad un alloggio sociale. Ma perchè la catastrofe dei mututi non ha scatenato una diffusa protesta politica ed è rimasta al margine delle elezioni?</itunes:summary>
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